venerdì 8 aprile 2011

Di Guerra e altri meschini Delitti




In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.


("Il Disertore", Boris Vian, 1954)

venerdì 1 aprile 2011

Tutto il Sapere del Mondo



Non so di preciso cosa mi abbia colpito così tanto di Parigi. Forse la Gioconda che mi guarda con aria beffarda, forse la Tour Eiffel che si staglia gigantesca sull'orizzonte, illuminata come un albero di Natale, con un faro sulla sommità che, ammetto, assomiglia pericolosamente all'Occhio di Sauron. Forse mi è rimasta nell'animo la chiesa del Sacro Cuore a Montmartre, ai suoi piedi ragazzi che suonavano, che brekkavano, che facevano jam-sessions, che ballavano, o che semplicemente si gustavano una birra.

Forse mi ha colpito l'atmosfera, che si avverte, pur essendo invisibile. Forse mi ha colpito l'odiosa mercificazione dei quartieri tanto cari a Baudelaire e Rimbaud, forse mi ha colpito il grande orologio del Museo d'Orsay, forse mi hanno colpito i tunisini che vendevano i biglietti della metrò e le sigarette di contrabbando, mi ha colpito l'impossibilità di sedersi su un marciapiede e rimanere solo.

Mi ha colpito Père Lachaise, con le sue sculture funerarie a cielo aperto, le transenne che circondano la tomba di Jim Morrison, mi ha colpito Notre Dame e i suoi interminabili pilastri, mi hanno colpito i giardini del Louvre e il polveroso pezzo di piramide "trapiantato" in quel posto, mi hanno colpito le pinzette per le sopracciglia che usavano gli antichi, antichissimi egizi.

Potrei continuare per ore, e non ne avrei mai abbastanza. Un mondo nuovo, un ennesimo meltin-pot, ma stavolta non vivente come a Londra, ma fatto di personalità passate, di storia, di posti vissuti dagli immortali morti prima di me, di autentici pezzi del sapere. Visitare tutti i musei di Parigi, capirli, viverli, significa aver visto quasi tutto il Sapere del Mondo, perfettamente catalogato, esposto senza vergogna o esitazione.

E' la città degli artisti, è la città di chi si dirige in quel posto con sulle labbra un sogno, sussurrato, di rivoluzione interiore e di rivoluzione sociale, di pacato riscatto nei confronti dei propri stessi occhi, di conquista, un'America europea, che ti promette banalità o grandezza imperitura, ma rispetta gli impegni col sol fatto di esistere.

Parigi non mi ha colpito, in fin dei conti, mi ha letteralmente malmenato, stuprato, distrutto: le mie convinzioni si sono sfaldate, non esistono più, solo dubbi su cosa ho visto, su cosa ho vissuto, su cosa un posto fatto di banali ma magnificenti palazzi può offrirmi, un'offerta che hanno raccolto tantissimi grandi della piccola storia dell'umanità, eterno esempio per le generazioni passate, presenti e (speriamo) future.

Davvero non credevo, non pensavo, che al cospetto di tanta magnificenza, mi sarei potuto sentire così piccolo, eppure così di grande valore e potenzialità. Parigi ti entra nel sangue, nelle vene, ti dice che tu puoi fare qualsiasi cosa, ti rende onnipotente, anche solo per una frazione di secondo, ti seduce come la più mefistofelica delle puttane, ti promette orge oltre ogni comune senso del pudore, pericolosa come un killer, amorevole come una madre.

La mia pochezza, come pisciata nell'oceano, si dissolve, e assieme ad essa tutto il mio mondo, chi ho conosciuto, chi ho amato, chi ho odiato, amici, compagni, familiari, nemici: c'è altro sullo sfondo, infinitamente più grande ed importante. Ho annusato i Fiori del Male, ho vissuto i Paradisi Artificiali, ho visto la musica grazie a Kandisky, sullo sfondo dei cubi rotondi, grazie a Picasso. Non c'è limite né confine a tutto questo, se non i limiti che io voglio dare. Sta qui il grande dilemma, sta nell'esistenza autonoma dei confini del sapere il problema.

Non ci credevo. Era impossibile anche solo sognarlo.
Ma ci speravo. Adesso ho un crocicchio davanti a me.
E una festa di amici che mi attende.

venerdì 25 febbraio 2011

Nichi Vendola: Ritorno alle Origini?


Da qualche parte ho letto che se nelle prossime, possibili elezioni politiche andassero a votare esclusivamente gli under 25, il presidente della regione Puglia Nichi Vendola straccerebbe la concorrenza. PD, PdL, Lega, M5S, FLI e compagnia bella dovrebbero tutte arrendersi: Vendola è l’Obama voluto dai giovani, colui che potrà cambiare le sorti di una cultura italiana sempre più agonizzante.

Il suo essere omosessuale, il suo essere spesso e volentieri impulsivo nel dibattito (celebre un “vaffanculo” in diretta a Gasparri in una puntata di Ballarò), nonostante utilizzi un linguaggio talmente artefatto da risultare noioso e spesso incomprensibile, ma che, incredibilmente, poche volte puzza di falso, lo ha reso nel giro di poco tempo un'icona della Sinistra, e in generale, un'icona della gioventù.

Nichi Vendola ha saputo raccogliere quella vasta schiera di giovani che non riconoscendosi nell’apolitica rivoluzionaria di Beppe Grillo, in ogni caso chiede a grande voce un cambiamento. Per molti rappresenta l’unico uomo politico votabile: “Per fortuna che c’è Vendola, altrimenti non saprei proprio chi votare”, vi sentirete dire da molti. Anche le imitazioni di Checco Zalone hanno probabilmente giovato alla sua immagine.

Le politiche giovanili di Nichi Vendola fanno addirittura scuola in Europa: "Bollenti Spiriti", "La Fabbrica di Nichi", tutte strategie politiche ed economiche per sovvenzionare i giovani, per sovvenzionare soprattutto il loro spirito artistico, sulle onde del motto “Non chiediamoci cosa possiamo fare per i giovani, ma cosa i giovani possono fare per noi”.

Personalmente sono molto combattuto sulla figura di Vendola. Indagato per concussione nell’inchiesta sulla Sanità dalla Procura di Bari, ma prosciolto (si è difeso con termini che non vanno molto lontano dall'attuale monologo berlusconiano: "Nella lotta politica, continuo ad essere contrastato con mezzi impropri" ha detto, citando la magistratura pugliese), ha finanziato con 60 milioni una succursale del San Raffaele di Don Verzè a Bari (una università privata), in cambio (si dice) di voti per le regionali, ha realizzato (ma sarebbe meglio dire terminato) la costruzione di alcuni inceneritori, nonostante il partito si chiami "Sinistra Ecologia e Libertà", sotto il suo governo in Puglia ci sono state si delle politiche giovanili quasi rivoluzionarie, ma il bilancio della Puglia è in netta perdita, soprattutto per colpa dello stesso Sistema Sanitario pugliese grazie a cui Vendola è stato iscritto nel registro degli indagati.

Questi sono (più o meno) i fatti. Questo è (più o meno) il personaggio Nichi Vendola. Le fonti sono (più o meno) attendibili. La sua omosessualità è allo stesso tempo un’arma in più e un punto debole in vista delle politiche a cui, penso, si candiderà quasi sicuramente.

Una ennesima grande speranza o un ennesimo grande inganno? Io, e molti altri come me, non vogliamo contribuire all’instaurazione di un ennesima stagione politica capeggiata da uomini dubbi, che si rivelano quello che non avremmo mai immaginato fossero nel momento in cui li abbiamo votati. Come le nostre famiglie che, in buona fede, hanno votato Berlusconi nel '94, una scelta quasi obbligata dopo Tangentopoli, oggi potremmo trovarci a votare Vendola, e non vorrei che i nostri figli possano dire la stessa cosa. La cosa più grave credo sia il finanziamento all'università privata del San Raffaele, specialmente dopo le durissime contestazioni alla riforma Gelmini di cui Vendola si è reso in qualche modo portavoce. Combattere il finanziamento alle università private è stato il leit motiv di quelle proteste: Vendola lo ha fatto, è un fatto comprovato.

In questo continuo gioco di rimandi, la paura di affidare il potere a uomini che non lo meritano c’è sempre, anche se questa paura magari non è giustificata.

E sinceramente non so se la paura di votare Vendola sia giustificata o meno.

sabato 22 gennaio 2011

La mia Generazione




Sono venuti al mondo per osservare la disfatta delle classi sociali, per prendervi parte e costruire, mattone su mattone, la sconfitta del sogno voluto da quel Dio che ci comanda, ma che col tempo si è scoperto una Waterloo planetaria.

Sono nati già battezzati, battezzati nel sacro nome sella sconfitta inconsapevole, sono nati nella chimera di un sogno americano che più europeo non si può: è il sogno di una fenice costretta a fumarsi le proprie ceneri.

Sono quelli che dormono di giorno e vivono di notte, sono reietti della società produttiva, hanno possente cultura contemporanea, hanno aspirazioni artistiche mai soddisfatte e spesso represse dalla propria accidia, futuri Elvis nati a Ceglie Messapica, sono involucri di carne umana pulsante e sanguinante, fortemente emotivi, consapevolmente inutili ma bastardamente fieri del loro ruolo, vittime di un sistema che necessariamente dovranno ereditare, e inevitabilmente faranno fallire.

Sono quelli che sognano, ma in maniera silenziosa, le ali sono fasciate, a stento riescono a carpire le folate di vento, che dureranno purtroppo poco. La sconfitta li ha forgiati, la rabbia li ha scomunicati, l'autostima li ha sbeffeggiati, l'ironia li ha salvati, regalandogli una chimera, una parvenza di completezza.

Sono i nati negli anni 80. Sono il futuro del mondo.

giovedì 20 gennaio 2011

Il Moralismo dei Perdenti



L’Italia sta scivolando sempre più in una melma ripugnante e maleodorante, il cui puzzo difficilmente si toglierà a breve, durerà probabilmente decenni, come dura ancora adesso il puzzo di Tangentopoli. L’ennesima impresa del cavaliere sembra stia convincendo anche i più scettici della reale qualità di quest’uomo.

Insomma, Berlusconi va a puttane. Lo si sapeva già dal caso D’Addario.
Berlusconi consuma rapporti sessuali con minorenni. Lo si poteva prevedere già dal caso Noemi Letizia.
Berlusconi paga prostitute minorenni. Beh, la logica non è un’opinione. E’ la perfetta somma dei punti sopraelencati. 1 + 1 fa sempre 2.

Quindi come mai solo adesso c’è questo moto di sdegno? Addirittura anche il Vaticano sembra voltargli le spalle, alcuni convinti piddiellini sono pronti a fare retromarcia (e no, non parlo di Fini), rimanendo purtroppo per loro (e per noi) senza una valida alternativa politica (oltre il danno, la beffa, poracci.)

Tutti ricordiamo la triste vicenda di Sarah Scazzi, e la terribile e vergognosa gogna mediatica a cui è stato sottoposto il caso. Beh, adesso le puttane del cavaliere ne hanno preso il posto. Incredibile ma vero, anche i quotidiani storicamente favorevoli al cavaliere (e anche, e soprattutto, i quotidiani del cavaliere), non possono ignorare le continue fughe di notizie sulle centinaia di intercettazioni che arrivano giorno dopo giorno. Belpietro fa la faccina spaesata, Sallusti non sa più che pesci pigliare, Feltri sembra se la stia ridendo dalla grossa da dietro le quinte, in attesa che gli scada la sospensione dall’ordine dei giornalisti (da questa lista dobbiamo depennare per l’ennesima volta Minzolini: niente, proprio non ce la fa a fare informazione, il ragazzo di impegna, ma niente da fare).

Ma quanti, come me, che non hanno mai votato il cavaliere, che si sono sempre scagliati contro, adesso si vergognano del loro paese, dei loro politici, della figura davvero ridicola che l’Italia, e gli italiani, stanno facendo all’estero? Ma davvero saremo costretti a ricordare il 150esimo anniversario dell’Unità di Italia come “l’anno di Ruby”?
Beh, io non ci sto. Non ci sto che Berlusconi debba sparire dall’Italia per zoccole e orge. Non ci sto che chi si confeziona leggi ad personam, che chi considera Craxi come un grande personaggio dell’Italia del secolo scorso, che chi è imputato di casi ben più gravi che per prostituzione minorile (al di là del lato morale della cosa), che chi è colluso chiaramente con la mafia (ma seriamente credete che Spatuzza dica tutte puttanate, o che Dell’Utri sia stata poca cosa nell’economia di Cosa Nostra?), debba subire lo sdegno italiano per delle banali zoccole.

150esimo anniversario dell’Unità di Italia, forse sarà anche il primo anno senza Berlusconi. Mi chiedo con seria preoccupazione cosa ci aspetti nei 150 anni a venire.

Siamo italiani, sempre e comunque. Il falso moralismo sarà sempre una nostra peculiarità. E' il moralismo di chi perde senza neanche voler giocare la partita.



sabato 11 dicembre 2010

In Nome della Speranza


La speranza di cui parlate è una trappola, è una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni.

La speranza è quella di quelli che ti dicono che Dio, "state buoni, state zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell'aldilà, perciò adesso state boni, ci sarà l'aldilà".
Così dice quello, "State boni, tornate a casa, si, siete dei precari, ma tanto fra due-tre mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto, eccetera, si si, state boni" vanno a casa e stanno tutti boni.

"Abbiate speranza", mai avere la speranza! La speranza è una trappola! E' una cosa infame, inventata da chi comanda.

giovedì 8 luglio 2010

Ma pensa un po'...

Oggi 9 Luglio ci sarà lo sciopero di una parte dei giornali e dei loro rispettivi siti, indetto dall’FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Fanno sciopero anche le testate giornalistiche sportive, pensa un po’. Marco Travaglio, fedele alla sua linea provocatoria, annuncia che "Il Fatto Quotidiano" rispetterà lo sciopero, nonostante non ne condivida le modalità. Il suo è un discorso semplice: per scioperare contro la legge bavaglio ha poco senso auto-imbavagliarsi, anche solo per un giorno, mentre i fedelissimi “Il Giornale” e “Il Foglio” ottusamente continuano nella loro sterile e provocatoria difesa. Persino “Il Corriere della Sera” fa sciopero. Pensa un po’.

E nel frattempo l’ennesimo scandalo di combine si staglia all’orizzonte, guarda caso grazie a delle intercettazioni ambientali. Si voleva influenzare la Consulta sul Lodo Alfano, si legge su alcuni giornali. "Il Fatto" prepotentemente inneggia in maniera rumorosa, com'è nel suo stile, ad una nuova P2, per il resto del mondo si tratta di una semplice “associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti caratterizzata dalla segretezza degli scopi e volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione” (dall’ordinanza del gip di Roma). Un’altra associazione per delinquere, pensa un po’...

Nel frattempo i protestanti dell’Aquila vengono presi a manganellate: “Comunisti assoldati dalla sinistra”, inneggia Feltri, addirittura c’è chi propone teorie alquanto coraggiose: Giorgio Stracquadanio, consigliere politico di Maria Stella Gelmini, informa la gentile popolazione italiana: "Noi abbiamo offerto a L'Aquila una vocazione che non aveva più, che aveva perso, era una città che stava morendo indipendentemente dal terremoto, e il terremoto ne ha certificato la morte civile ... il Governo avrebbe voluto fare una nuova università, una Harvard Italiana, e ci è stato detto che volevamo cementificare ... quindi siamo noi, è il Governo che deve andare a protestare a L'Aquila, non loro". Avete capito? Sono gli aquilani, senza una casa, che vivono da più di un anno in tenda mentre sul Tg1 ci facevano vedere che vivevano in modernissime villette, che dovrebbero accettare la protesta del governo! Ma allora non abbiamo capito niente? Ma pensa un po’...

E, sempre nel frattempo, pare (dico “pare” perché al momento non ne son sicuro) i telegiornali Rai (vabbè, quelli di Mediaset neanche li calcoliamo) andranno in onda regolarmente, con la loro sana dose di puttanate, del gorilla Giorgio che feconda la gorila Armanda, di cosa gli italiani preferiscono mangiare fra le 5:00 e le 5:05 del pomeriggio, di cosa va di moda nei locali della periferia padana. Però ci potrebbe scappare l’editoriale di Minzolini stasera. Aaah, già me lo vedo, lucido come una sputacchiera d’ottone appena pulita che parla di legalità mangiandosi le parole! Spettacolo signori, spettacolo! Oggi se così sarà mi godrò come non mai il Tg1, ma pensa un po'...

Nel frattempo l’Italia diventa sempre più un paese di merda. Di merda, ma pensa un po’…